Trofeo CONI 2026 – Edizione Puglia

A momenti il sonno leggero viene spezzato da un sobbalzo, dagli abbaglianti di un mezzo che sopraggiunge in senso opposto, o dal chiacchiericcio dei ragazzini troppo eccitati per dormire. Più spesso è colpa dei due autisti che si tengono svegli a vicenda, raccontandosi la propria vita durante il turno di servizio dell’altro.
Con un po’ di fortuna basta spostarsi un attimo per trovare una posizione un po’ più comoda e riaddormentarsi, altre volte sale la curiosità: che ora sarà? A che punto dell’Italia siamo?
Pesaro, Ancona, Pescara… Arriviamo a Termoli quando si sentono gli autisti parlare di pausa lunga per fare colazione. È già chiaro fuori, e il sole sta sorgendo sull’Adriatico; siamo in viaggio da ben 8 ore, ma almeno il panorama è mozzafiato!
Chi non ha provato a percorrere un migliaio di chilometri in pullman, di notte, attraversando l’Italia per lungo, fa fatica ad immaginarselo.
I fantasmi sulla A14 di cui parlava Ligabue siamo noi passeggeri, però dai nostri finestrini non passa alcun odore, solo l’immagine di una cartolina lunghissima che parte da Treviso e arriva a Ginosa (TA), passando per Bari.
Spazio e tempo si comprimono e si dilatano in maniera bizzarra, a seconda che si riesca a dormire per un bel tratto di strada, oppure che ci si debba fermare all’autogrill ad aspettare il sesto e ultimo pullman della carovana, probabilmente quello che ospita le vesciche più deboli della delegazione veneta.
E poi di nuovo ognuno al proprio posto, direzione Bari, dove nel tardo pomeriggio ci aspetta la pittoresca cerimonia d’apertura. È qui che ci riuniamo con tutte le altre delegazioni: migliaia di ragazzi seguiti da centinaia di accompagnatori, tutti con la stessa divisa di ordinanza, come tradizione vuole. Cambia solo la regione stampata in alto a destra sulla giacca. Qui la distanza non si misura più in chilometri, ma si nota chiaramente sui volti più o meno provati dei ragazzi. Sono sicuro che preferirebbero arrivare subito nella propria stanza, piuttosto che doversi sciroppare i pur bravi Militia Sancti Nicolai, gruppo storico e culturale di Bari, che ci delizia con un’attualissima taranta. Ovviamente segue la consueta sequela di politici di vario ordine e grado, ognuno con qualcosa di importante e originale da dire. Mi sono chiesto se anche loro fossero arrivati allo Stadio della Vittoria dopo enne ore di pullman… Chi lo sa!
Quest’anno le varie federazioni sono davvero sparse in tutta la Puglia. A noi tocca Ginosa Marina, una località sullo Ionio, al confine con la Basilicata. Per i nostri corpi stanchi, in quel momento, significa solo una cosa: un’altra interminabile ora e mezza di pullman.
Finalmente il pullman si ferma; siamo arrivati? Magari! Gira voce che il sottopasso della ferrovia non permetta il passaggio dei pullman; quindi, tutti gli autisti si fermano prima e ci fanno scendere. Gli ultimi 400 metri ce li dobbiamo fare a piedi, bagagli alla mano.
E poi la prevedibile ressa alla reception per recuperare le chiavi delle stanze, gettare i bagagli ai piedi del letto, sperare di trovare qualcosa da mangiare al buffet del resort per poi, finalmente, lasciarsi andare sul letto. Magari! Ci fosse una tessera che funziona! Beh… una tessera funzionante in effetti c’era, ma apriva una stanza sbagliata; grazie a Lorenzo abbiamo imparato che se la tessera non apre la stanza assegnata, non c’è altro modo se non tornare al ricevimento e far risolvere il problema a loro. Punto. Comunque tutto è bene quel che finisce bene, dopo più di 24 ore, possiamo finalmente riposare, domani si corre!
Ginosa è uno di quelli che Gerry Scotti definirebbe “uno dei borghi più belli d’Italia”. E in effetti lo è; piccolo centro arroccato su un cocuzzolo roccioso, pieno di scale e vicoletti, balconi fioriti e angoli maleodoranti. Per capirci, qui siamo a due passi da Metaponto, che nel VI secolo a.C. era più in voga di Milano durante la Fashion Week. Sto parlando di Magna Grecia, baby: Pitagora all’epoca ci ha fondato pure una scuola e vi insegnava filosofia e matematica; mentre da noi si era appena formata la laguna veneta, per dire.
I nostri ragazzi, però, hanno le gambe pronte e la mente aguzza. Il peso di questo gap culturale non lo sentono di certo e, dopo un’altra mezz’oretta di pullman, si fanno trovare pronti per la lotta.
Un primo posto MW14 e un quinto posto MW12 ci fanno concludere la giornata al terzo posto provvisorio.
È il caso di festeggiare! Dopo pranzo tutti al mare, un ultimo scampolo d’estate ce lo meritiamo proprio. In spiaggia troviamo altri ragazzi che giocano a Beach Handball (pallamano da spiaggia, per gli amici). Ho provato a capire le regole senza googlare e credo di aver capito che vince chi fa più gol. Il resto mi risulta un po’ più fumoso, ma la tattica che ho visto applicare di più è stata: passa la palla a quello bravo, lui tira e fa gol. Finché finisce il tempo di gioco. Molto più avvincente, invece, è il lavoro di tumulazione di un’orientista W12 da parte di altri giovani orientisti. Il tutto con il consenso da parte del soggetto parzialmente sepolto, con l’approvazione dell’accompagnatrice responsabile, nel pieno rispetto di tutte le norme in tema di Safeguarding e senza violare la Convenzione di Ginevra.
Le energie residue e la temperatura della Puglia di inizio ottobre consentono un ultimo bagno in mare, prima di ritirarsi per doccia & cena & nanna. Domani tocca la Sprint.
La Pineta Regina di Ginosa Marina si rivela però molto più insidiosa di quel che pensavamo, la stanchezza del viaggio inizia a farsi sentire… Nonostante uno splendido secondo posto di Leila in W12, cediamo il posto sul podio e finiamo quarti, a un solo punto dalla gloria. Vince il solito Trentino, seguito da Lombardia e FVG. Va bene così. Quando siamo nel bosco con la carta in mano dobbiamo sapere dove ci troviamo per decidere dove andare. E qui, lontani da casa, genitori e amici, ci siamo trovati nella stessa identica situazione: i ragazzi hanno lasciato le loro abitudini, hanno esplorato luoghi sconosciuti, hanno incontrato facce nuove. Si sono persi per provare a ritrovarsi. Come dico sempre a un compagno di categoria, quando ci incrociamo in bosco durante le gare: “Ma quanto bello è sto sport?!”.
Visto che la cerimonia di chiusura richiedeva un ulteriore giro in pullman e il giorno dopo ci aspettava il lungo viaggio di rientro, abbiamo deciso di disertare detta cerimonia: siamo rimasti al villaggio e abbiamo usato le mappe gentilmente offerte dalle ragazze del ricevimento per allenarci un’ultima volta in Puglia. Tracciati, posa, disegni, griglia; non ci siamo fatti mancare nulla, neanche le premiazioni ufficiali gestite da un fantastico speaker marchigiano. Tutto bene, o quasi: uno degli ombrelloni del resort è stato brutalmente aggredito dalla nostra Serena; dopo avergli tirato una testata spaziale, l’atleta ha continuato a sostenere che lei arrivava da destra e aveva la precedenza.
Cosa ci portiamo a casa da questo trofeo CONI, quindi, oltre al bernoccolo sulla fronte di Serena?
Ci rimarranno la soddisfazione di aver partecipato e la consapevolezza di avercela messa tutta.
Ci rimarranno i sorrisi e la super ospitalità di Pippo Sisto e del suo team.
Ci rimarranno le immagini del mare, delle gare, degli amici incontrati così lontano da casa.
Se a voi, invece, rimane la curiosità di sapere com’è andato il viaggio di rientro, o volete saperne di più, vi invito a chiedere ai ragazzi: Leila Sogmaister, Elis Babolin, Serena Pronol, Lorenzo Celato. In quello che potranno raccontare loro sta il vero significato di un Trofeo CONI.
Sono sicuro che qualcuno, anche quest’anno, si è attardato camminando malinconicamente per i verdi viottoli del resort, ormai silenziosi. E come in un bizzarro déjà vu, si sarà sorpreso di udire anche questa volta un sommesso mormorio… Tutti pronti? In posa… Sorridete e dite tutti insieme: “Orienteering ring ring ring ring ring”
-Leonardo Bortolato

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